Storia del G.A.M.

 

BREVE STORIA DEL

 GLOBAL ANTIGOLF MOVEMENT

 

 Il movimento mondiale antigolf, nasce ufficialmente in Asia negli anni ‘90 per merito del giapponese Gen Morita, golfista pentito e convertito all’ambientalismo tanto da considerare questa disciplina

<< il più serio problema ambientale del pianeta essendo responsabile di deforestazioni, uso sconsiderato di pesticidi, diserbanti e acqua e propagazione di disparità sociale>>.

 

Il 29 aprile di ogni anno si celebra la giornata mondiale antigolf, dopo un raduno tenuto nella stessa data del 1993 in Malesia che aveva riunito gli antigolfisti di tutto il mondo.

 

  Secondo “il Global Anti-Golf Movement (fondato   a Kuala Lumpur, in Malesia, e diffusosi rapidamente in tutta l'Asia industrializzata), l'aristocratico sport britannico in Estremo Oriente si è trasformato in una mania dai disastrosi risvolti ecologici.

 

 Tutto è iniziato in Giappone, dove il golf è diventato uno status symbol: anche perché, a causa dell'affollamento e della mancanza di spazio, l'iscrizione a un club è una delle attività più esclusive. Dal Giappone la passione per il golf è dilagata in Corea del Sud, Thailandia, Malesia e Indonesia: Paesi che nell'ultimo decennio hanno avuto uno straordinario boom economico e hanno visto formarsi un numeroso ceto medio. Una classe di nuovi ricchi che guarda con ammirazione all'Occidente e ai suoi simboli di promozione sociale, compreso il golf. Il fenomeno ha raggiunto una dimensione tale da indurre il Global Anti-Golf Movement a proclamare il 1995 anno internazionale contro il golf.  Nei sovraffollati Paesi asiatici dove la terra è scarsa ma si costruiscono più nuovi campi che in ogni altro luogo; in Malesia, Thailandia e Indonesia gran parte dei nuovi progetti di edilizia residenziale prevede un attiguo golf-course. Secondo gli antigolfisti, per costruire questi campi si taglia la giungla: nel 1993 il movimento è riuscito a impedire a una società giapponese di costruire un campo in cima alla collina di Penang, una delle pochissime aree vergini rimaste nell'isola malese.

 

 Nel Sud-Est Asiatico i fitofarmaci impiegati per far crescere l'erba ordinatamente sugli impeccabili greens hanno provocato l'inquinamento di alcuni fiumi e falde acquifere con relative morie di pesci e avvelenamento degli impianti idrici destinati ad alimentare la popolazione.

 E la manutenzione dei campi da golf toglie acqua ai progetti di irrigazione di nuove colture, in Paesi in via di sviluppo dove parte della popolazione rurale ha una dieta ancora basata fondamentalmente sul riso.  

 

 Il fenomeno più paradossale e preoccupante è la realizzazione di centinaia di campi su terreni assolutamente non idonei. In Corea del Sud negli ultimi due anni sono state costruite 96 nuove strutture, spostando milioni di tonnellate di terreno per creare le colline artificiali necessarie al gioco: oltre all'indubbio danno paesaggistico, un'operazione così massiccia innesca processi d'erosione del terreno, con probabili smottamenti. Nello stesso Paese asiatico, nel 1992, i lavori di scavo per la creazione di un green hanno causato una frana che ha sepolto e ucciso 54 persone. Si capisce dunque perché sia sempre più numeroso il numero di asiatici che odia il golf.

 A Seul manifestanti antigolfisti si sono scontrati con la polizia. In Indonesia il sindaco di un villaggio ha trascorso sette mesi in prigione per essersi opposto alla costruzione di un campo da golf su di un terreno che la sua comunità coltivava da 40 anni.

 

 Ma in meno di due anni il Global Anti- Golf Movement è riuscito a bloccare in Giappone la costruzione di 720 nuovi campi: una massa di progetti che avrebbe completamente alterato il paesaggio nipponico, circondando Tokyo di un'improbabile atmosfera scozzese.”(nella foto sotto una manifestazione antigolf in Catalogna).

 

Dalla fine degli anni 90 al 2000 il G.A.M. non ha svolto attività.

Anche in rete ne rimangono poche tracce.

Dal 2000 ad oggi il GAM ha subito una sorta di rifondazione europea.

 Dall’Asia di gen Morita il baricentro del Movimento si è ora decisamente spostato in Europa.

Infatti grazie all’impegno di Andrea Atzori, ambientalista sardo, (più volte sottoprocesso a causa di società legate al golf, che le hanno tentate tutte per ridurlo al silenzio, ma sempre assolto da ogni accusa di diffamazione) una rete di antigolfisti si sparge a macchia d’olio in mezza continete europeo.

 Il G.A.M. oggi (anno 2004), è una realtà sempre più ramificata, presente in quasi tutte le regioni italiane e in particolare nei seguenti comuni:

Marocche, Tenno, Tonadico, Trieste, Muggia, Cortina d'Ampezzo, Verbania, Sizzano, Varese, Busto Arsizio, Palmanova, Latisana, Arta Terme, Savona, Noli, Imperia, Ravenna, Reggio Emilia, Spoleto, Toritto, Taranto, Reggio Calabria, Oristano, Alghero, Arbus, Agrigento.

In Europa mediterranea le opposizioni più forte sono quelle registrate in Spagna (meglio in Catalogna) e sull'isola di Malta.

Ma ora iniziano ad arrivare anche le prime vittorie del GAM italiano: i posti dove il progetto per un nuovo campo è stato accantonato a causa del rifiuto popolare: Marocche di Dro (dove l’arma vincente è stato il referendum popolare), Forni di Sopra in Friuli.

Mezza vittoria anche in Sardegna, dove nonostante il campo sia stato realizzato, su di esso pende una procedura d'infrazione europea per violazione della direttiva Habitat e il mega-villaggio immobiliare annesso di Is Arenas è stato bloccato.

 

Antigolfisti di tutta Italia, Europa e del mondo unitevi!

Aiutateci e aiutatevi a fermare una moda pericolosa!